Il quarto appuntamento del ciclo EmicraniaLab, promosso da ANIRCEF con il contributo non condizionante di Orion Pharma, è stato dedicato alla gestione della cefalea in diversi contesti assistenziali, dalla valutazione in pronto soccorso alla presa in carico interdisciplinare del paziente con emicrania, fino alle strategie di comunicazione, sensibilizzazione ed educazione. Durante l’incontro, moderato da Cinzia Finocchi, i relatori Enrico Grassi, Francesca Pistoia e Bruno Colombo hanno affrontato rispettivamente il riconoscimento e il trattamento delle cefalee potenzialmente pericolose in emergenza, la gestione interdisciplinare dell’emicrania e le iniziative di supporto e comunicazione rivolte al paziente.
Ad aprire il webinar è stato Enrico Grassi (Centro Cefalee dell’Ospedale di Prato), con una relazione dedicata alla gestione delle cefalee in pronto soccorso e al riconoscimento delle Red Flags. Il relatore ha evidenziato come la cefalea rappresenti una quota rilevante degli accessi in pronto soccorso e come, soprattutto nel caso dei pazienti con emicrania, l’accesso in emergenza possa costituire un’importante occasione diagnostica e terapeutica, spesso non adeguatamente sfruttata. Particolare attenzione è stata dedicata alla distinzione tra cefalee primarie e secondarie e all’importanza di un’anamnesi mirata, capace di individuare rapidamente elementi di allarme quali un esordio improvviso, il raggiungimento del picco doloroso in pochi secondi o minuti, un cambiamento del pattern abituale, l’esordio in età avanzata, la presenza di neoplasie, immunodeficienza o deficit neurologici focali. Grassi ha approfondito soprattutto la thunderclap headache, sottolineando come non debba essere automaticamente ricondotta a un’emorragia subaracnoidea e come, anche in presenza di Tomografia Computerizzata (TC) e puntura lombare negative, sia necessario considerare ulteriori condizioni potenzialmente pericolose, tra cui dissezioni arteriose, trombosi dei seni venosi, sindrome da vasocostrizione cerebrale reversibile (RCVS) e sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (PRES). È stata inoltre sottolineata l’importanza di evitare un ricorso indiscriminato alla diagnostica strumentale e di migliorare la gestione dei pazienti emicranici in pronto soccorso, attraverso trattamenti appropriati, strategie preventive e un collegamento più efficace con i centri cefalee.
La seconda relazione è stata affidata a Francesca Pistoia (Responsabile del Centro Cefalee di riferimento generale dell’Aquila), che ha approfondito il tema della gestione interdisciplinare del paziente con emicrania. Partendo dal modello biopsicosociale, la relatrice ha illustrato come l’emicrania sia il risultato dell’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali e comportamentali e come, di conseguenza, la presa in carico debba coinvolgere diverse figure professionali. Accanto al neurologo, che mantiene un ruolo centrale nel coordinamento del percorso terapeutico, sono state richiamate le figure dello psicologo, del fisioterapista, del nutrizionista, del ginecologo, dell’endocrinologo, del cardiologo e, in situazioni selezionate, dell’immunoreumatologo, dell’oncologo e dell’agopuntore. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dello psicologo, non necessariamente per la presenza di una patologia psichiatrica, ma per la possibilità di individuare fattori psicologici e comportamentali – quali disturbi del sonno, ansia, ruminazione e catastrofizzazione – in grado di influenzare il decorso della malattia, le strategie di coping e la risposta alle terapie. Pistoia ha inoltre sottolineato l'importanza della valutazione delle comorbidità e dei fattori di rischio cardiovascolare, soprattutto nelle donne con emicrania, nonché della costruzione di percorsi condivisi con ginecologi e altri specialisti. Sono stati infine affrontati il ruolo dell’alimentazione, dell’attività fisica e dell’igiene del sonno, evidenziando la necessità di individuare strategie personalizzate e di evitare approcci non supportati dalle evidenze, come il digiuno prolungato quale strategia dietetica.
A concludere le relazioni è stato Bruno Colombo (Responsabile del Centro Cefalee dell’Ospedale San Raffaele di Milano), con un intervento dedicato alle iniziative di supporto e alla comunicazione con il paziente. Il relatore ha posto al centro della discussione la necessità di considerare l’emicrania come una vera e propria malattia e di garantire al paziente un percorso di diagnosi e presa in carico precoce. In quest’ottica, Colombo ha sottolineato il ruolo del medico di medicina generale e del neurologo territoriale, per i quali risulta fondamentale una maggiore formazione sulla cefalea, e la necessità di creare reti assistenziali integrate attraverso percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) definiti e un collegamento efficace tra territorio e centri specialistici. Un ulteriore tema centrale è stato l’accesso alle terapie specifiche, con particolare riferimento ad anticorpi monoclonali e gepanti: il relatore ha evidenziato l’opportunità di disporre di dati di farmacoeconomia e di outcome che possano supportare una revisione dei criteri di accesso alle terapie e contribuire a dimostrarne il potenziale impatto anche in termini di riduzione dei costi sanitari. Sono state inoltre richiamate la valorizzazione dei dati dei registri, la digitalizzazione dei processi assistenziali e il ruolo di figure come data manager e infermieri di ricerca. Colombo ha infine posto l’accento sulla necessità di contrastare lo stigma sociale associato all’emicrania, attraverso campagne di sensibilizzazione, attività nelle scuole, open day, strumenti digitali e una maggiore educazione del paziente alla gestione della propria malattia.
L’ampio dibattito finale, coordinato da Cinzia Finocchi (Past President ANIRCEF; Direttore SC Neurologia PO Levante, Ospedale San Paolo, ASL 2 Savonese, Savona), ha permesso di approfondire numerosi aspetti di pratica clinica, tra cui il ruolo del paracetamolo nel trattamento della cefalea in pronto soccorso, l’identificazione delle principali Red Flags per una cefalea secondaria, l’utilizzo di strumenti di screening infermieristico per orientare rapidamente il percorso diagnostico, i criteri di accesso alle terapie specifiche e il possibile utilizzo dei dati della scheda dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per attività di ricerca e valutazione degli esiti. La discussione ha inoltre evidenziato le criticità ancora presenti nella formazione dei medici di medicina generale e l’importanza di rafforzare la cultura sulla cefalea a tutti i livelli assistenziali. Sono stati affrontati anche il ruolo dell’attività fisica nei pazienti con emicrania, da modulare in relazione alle eventuali comorbidità, e il tema della consapevolezza della malattia. A questo proposito, i relatori hanno sottolineato come rassegnazione, scarsa consapevolezza e stigma possano contribuire a ritardare la diagnosi e la presa in carico. Dall’incontro è emersa quindi la necessità di un approccio sempre più integrato, fondato sulla formazione degli operatori, sulla collaborazione tra i diversi livelli assistenziali e professionali, sull’accesso appropriato alle terapie e su una maggiore informazione e sensibilizzazione dei pazienti, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico dell’emicrania e ridurne l’impatto individuale e sociale.
La registrazione del webinar è ora disponibile come FAD asincrona per l’ottenimento di 3 crediti formativi ECM. Maggiori informazioni su emicranialab.it.
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