IBDTalk 2026: confronto sulla colite ulcerosa tra innovazione e multidisciplinarità

IBDTalk 2026: confronto sulla colite ulcerosa tra innovazione e multidisciplinarità

Dr.ssa Antonietta Greco

IBDTalk 2026 a Roma ha riunito specialisti sulla colite ulcerosa, promuovendo confronto interattivo, approcci personalizzati, multidisciplinarità, nuovi target terapeutici, monitoraggio integrato e innovazione nella gestione clinica dei pazienti moderni complessi

Il 13 e 14 marzo Roma ha ospitato IBDTalk 2026, terza edizione di un appuntamento che si è ormai consolidato come momento di confronto scientifico e clinico dedicato alle malattie infiammatorie croniche intestinali. L’evento è stato guidato dallo Steering Committee composto da Alessandro Armuzzi, Flavio Andrea Caprioli, Gionata Fiorino, Ambrogio Orlando e Fernando Rizzello. L’edizione di quest’anno, interamente centrata sulla colite ulcerosa, ha riunito relatori, specialisti e giovani clinici in un percorso articolato tra opening lecture, sessioni plenarie, tandem talk, casi clinici e attività di gruppo, nella cornice dell’Acquario Romano. IBDTalk 2026 si è svolto con la sponsorizzazione non condizionante di Alfasigma.

Fin dall’apertura, il tono dell’evento è stato chiaro: non un congresso da seguire passivamente, ma uno spazio di confronto tra pari, costruito per favorire domande, discussione e partecipazione. L’impostazione interattiva ha accompagnato entrambe le giornate e ha rappresentato uno dei tratti distintivi dell’incontro, insieme alla volontà di tenere insieme innovazione terapeutica e pratica clinica quotidiana.

La Opening Lecture, affidata a Stefan Schreiber, ha posto subito il tema chiave dell’edizione: la necessità di ripensare la gestione della colite ulcerosa “from current care to next gen approach”. Al centro della riflessione, l’idea che oggi non sia più sufficiente puntare al solo miglioramento sintomatologico, ma che il vero obiettivo debba essere un controllo di malattia più profondo, capace di integrare sintomi, endoscopia, istologia, biomarcatori e qualità di vita. Accanto a questo, è emersa con forza la consapevolezza che non esista un approccio valido per tutti e che il futuro passi da strategie sempre più personalizzate, dinamiche e misurabili.

Su questo filo si è innestata la prima plenary session, dedicata ai treatment targets e al monitoraggio. Il confronto ha messo in evidenza che il paradigma treat-to-target resta centrale, ma va sempre adattato alla realtà del singolo paziente: età, comorbidità, storia clinica, rischio di progressione, aspettative e fragilità impongono infatti un approccio meno rigido e più contestualizzato. Parallelamente, il tema del monitoraggio ha mostrato quanto oggi la gestione della colite ulcerosa richieda un uso sempre più appropriato e integrato di endoscopia, biomarcatori ed ecografia intestinale, con l’obiettivo di guidare meglio le decisioni terapeutiche e rendere il follow-up più sostenibile.

La seconda sessione plenaria ha ampliato lo sguardo oltre l’intestino, affrontando due snodi cruciali della pratica clinica: la coesistenza tra IBD e spondiloartrite e la sfida della sovrapposizione IBS-IBD. È stato uno dei momenti in cui il richiamo alla multidisciplinarità è apparso più evidente. La gestione del paziente con colite ulcerosa, infatti, non può più essere considerata esclusivamente gastroenterologica: richiede sempre più spesso il coinvolgimento di reumatologi, radiologi, chirurghi, infettivologi, pneumologi e di altri specialisti, soprattutto quando entrano in gioco manifestazioni extraintestinali, sintomi complessi o decisioni terapeutiche ad alta complessità. La prima giornata si è poi chiusa con uno dei format più caratterizzanti di IBDTalk, il Clinical Talent Contest, dedicato alla presentazione e alla condivisione di casi clinici reali, selezionati per il loro valore formativo e scientifico.

La mattinata del 14 marzo si è aperta con InflamMaze, il workgroup esperienziale che ha affiancato ai contenuti scientifici un momento di lavoro condiviso e partecipazione attiva. Un’esperienza di gruppo pensata per favorire confronto e collaborazione, e che ha contribuito a rendere ancora più dinamico il racconto delle due giornate.

Le successive sessioni plenarie del sabato hanno approfondito, in modo ordinato e concreto, le principali tappe del percorso terapeutico del paziente con colite ulcerosa. La relazione sulla mesalazina ne ha ribadito il ruolo di cardine nelle forme lievi-moderate, sottolineando però la necessità di ottimizzare dosaggio, formulazione, terapia combinata e aderenza prima di decretarne il fallimento. La sessione sugli steroidi ha richiamato l’attenzione sul loro valore in alcuni setting, ma anche sul rischio di abuso, dipendenza e tossicità. A seguire, il focus sulle terapie avanzate, sui dati di real life e sui nuovi meccanismi biologici ha mostrato quanto oggi la disponibilità di opzioni terapeutiche sia in rapido ampliamento e quanto diventi strategico non solo sapere quale farmaco usare, ma soprattutto quando usarlo e in quale profilo di paziente.

Di particolare rilievo, nel programma del sabato, anche la sessione dedicata alla chirurgia della colite ulcerosa e agli inflammatory pouch disorders, che ha allargato il confronto a una fase delicata e spesso complessa della gestione clinica, mettendo in evidenza il valore dell’integrazione tra competenze mediche e chirurgiche.

La sessione conclusiva ha ricondotto i diversi temi emersi a una sintesi condivisa. Il messaggio finale delle due giornate è stato netto: la colite ulcerosa richiede oggi una gestione sempre più personalizzata, multidisciplinare e misurabile, nella quale il controllo dei sintomi da solo non basta più. Servono target più ambiziosi, monitoraggio appropriato, capacità di leggere la complessità del singolo paziente e disponibilità a integrare evidenze scientifiche, real life e confronto tra specialisti.

Nel complesso, IBDTalk 2026 ha messo in luce quanto la gestione della colite ulcerosa sia oggi sempre più articolata e in continua evoluzione, tra nuove opportunità terapeutiche e crescente attenzione all’appropriatezza clinica. Il format dell’evento ha saputo tenere insieme aggiornamento scientifico, discussione di casi reali, lavoro di gruppo e partecipazione attiva, trasformando le due giornate in un’occasione concreta di confronto e condivisione professionale.

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