Prosegue il percorso di Next Beat, il corso di formazione manageriale promosso da SDA Bocconi School of Management, con il patrocinio della Fondazione FADOI e la sponsorizzazione non condizionante di Bayer, dedicato al trattamento e alla presa in carico dello scompenso cardiaco. Dopo la giornata inaugurale, il progetto è proseguito a Milano con due nuovi appuntamenti, il 3 e il 29 giugno 2026, entrambi dedicati a tradurre in pratica la doppia razionalità, clinica e gestionale-operativa, che deve guidare la costruzione dei Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali (PDTA) per i pazienti cronici.
3 giugno – Chi sono i pazienti con scompenso cardiaco, e come distinguerli
La giornata, condotta da Lucia Ferrara, Associate Professor of Practice di Healthcare Management alla SDA Bocconi, ha avuto un obiettivo preciso: fornire ai partecipanti gli strumenti per identificare e segmentare correttamente la popolazione con scompenso cardiaco, passaggio propedeutico a qualsiasi percorso di presa in carico differenziato. Il punto di partenza è stata la logica del Population Health Management, l'approccio che utilizza i dati amministrativi e clinici per individuare i pazienti a maggiore rischio e costruire interventi proattivi, anziché attendere che sia l'aggravamento a portare il paziente in ospedale.
Ferrara ha illustrato come diverse Regioni italiane (dal modello ACG della Regione Veneto al sistema Risk-ER dell'Emilia-Romagna, fino al governo della domanda della Lombardia) abbiano già sperimentato strumenti di stratificazione della popolazione generale su livelli di rischio crescente, e come questi approcci si possano declinare su singole patologie in base a comorbidità, gravità clinica, tipo di prestazioni ricevute o fase del percorso di cura vissuta dal paziente. Nel caso concreto dello scompenso cardiaco, i dati della Banca Dati Assistiti sono stati utilizzati per identificare la popolazione target e distinguere i pazienti con scompenso conclamato da quelli con scompenso non conclamato. Le classificazioni cliniche di riferimento — la New York Heart Association (NYHA), relativa alla limitazione funzionale, e la classificazione di Jessup, rivista da Bozkurt, relativa agli stadi evolutivi della malattia — sono state richiamate come criteri utili per la stratificazione clinica dei pazienti. Su questa base, e considerando ulteriori caratteristiche cliniche e assistenziali, sono stati individuati tre livelli operativi di presa in carico: ospedaliero, territoriale presso la Casa di Comunità e territoriale affidato al medico di medicina generale.
La parte più corposa della giornata è stata l'esercitazione in gruppi di lavoro, in cui i partecipanti sono stati chiamati a valutare, discutere e infine condividere quali criteri, amministrativi o clinici, usare per identificare in modo affidabile la coorte dei pazienti con scompenso cardiaco nel proprio contesto. Il messaggio conclusivo della giornata è stato chiaro: prima di chiedersi quanto sia grave il paziente, occorre chiedersi con quali informazioni lo includiamo nella popolazione a rischio, perché senza criteri di identificazione solidi e condivisi anche il miglior percorso di cura rischia di non intercettare i pazienti giusti.
29 giugno – Dalla cura al percorso: mappare e misurare i processi
La seconda giornata, guidata da Lorenzo Fenech e Alberto Ricci, entrambi Associate Professor of Practice in Government, Health and Not for Profit alla SDA Bocconi, ha spostato l'attenzione dalla domanda "chi curare" alla domanda "come organizzare la cura".
L'obiettivo dell'incontro è stato quello di fornire gli strumenti operativi per mappare il patient journey e passare dalla razionalità clinica a quella operativa. Richiamando il modello di Michael Porter e l'esperienza di Cancer Care Ontario, è stato mostrato come un percorso di cura possa essere letto come una sequenza di processi, dall'intake alla diagnosi, dal trattamento al follow-up, ciascuno dei quali deve essere scomposto in attività misurabili, con un inizio e una fine definiti e un output riconoscibile per il paziente.
Da qui la distinzione tra la razionalità clinica dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, orientata all'efficacia delle cure, e la razionalità operativa dei percorsi logistici del paziente (accettazione, visita, intervento, ricovero) orientata invece all'efficienza nell'uso degli asset e delle risorse.
A questa impostazione concettuale sono stati affiancati strumenti più operativi per l'analisi dei processi, con un metodo in più fasi che va dalla definizione dell'oggetto e degli obiettivi alla raccolta dei dati, alla mappatura, alla misurazione e infine alla riprogettazione, insieme a criteri pratici per scegliere quali processi affrontare per primi e agli strumenti tipici del lean management per individuare sprechi e inefficienze. Il focus si è poi spostato sul lavoro di gruppo, in cui ogni partecipante ha esposto come viene oggi gestito, nel proprio distretto, la mappatura dei processi del paziente con scompenso cardiaco.
Nel pomeriggio è stato affrontato il tema della misurazione della performance, lungo la catena input-processi-output-outcome e le sue quattro dimensioni chiave (efficienza, efficacia, costo-efficacia ed equità) collegate alle determinanti dell'Operations Management (capacità produttiva, gestione della variabilità, gestione del valore). È stata infine proposta una traccia per riorientare i modelli di presa in carico sul territorio, con aree di misurazione e responsabilità organizzative specifiche per ciascun livello del sistema, richiamando il modello dei controlli manageriali di Malmi e Brown.
Anche questa giornata si è chiusa con un lavoro pratico in gruppi sul percorso del paziente con scompenso cardiaco, secondo un metodo che parte dalla mappatura di ciò che accade realmente oggi (AS IS) per arrivare a definire obiettivi di cambiamento, azioni di miglioramento e indicatori coerenti (TO BE). La giornata ha mostrato come la razionalità clinica dei PDTA per lo scompenso cardiaco debba essere sostenuta da strumenti di mappatura, misurazione e responsabilità organizzativa per tradursi concretamente in una presa in carico efficace sul territorio.
Uno sguardo d'insieme
Le due giornate di giugno confermano l'impostazione di fondo di Next Beat: la gestione dello scompenso cardiaco richiede di tenere insieme la razionalità clinica e la razionalità gestionale-operativa. Coerentemente con l'impianto scientifico del progetto, questo percorso punta a tradurre lo sviluppo di PDTA condivisi in un metodo di lavoro capace di collegare stabilmente competenze cliniche e manageriali, con l'obiettivo di migliorare gli esiti di salute, ridurre le ospedalizzazioni evitabili e ottimizzare l'uso delle risorse sanitarie disponibili.
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